«Fa rabbia vedere Ascoli piena di svastiche sui muri»
Fa rabbia vedere la nostra città “medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana” piena di svastiche sui muri che offendono la memoria di chi ha combattuto e donato la propria vita per restituire la libertà a quegli stessi giovani che senza memoria e cultura, inneggiano al nazifascismo. Fa rabbia vedere la svastica associata al nome del nostro amato presidente Costantino Rozzi che ha speso tutta la sua vita per dare lustro alla nostra città nello sport, nel lavoro, nel sociale, un grande uomo e un grande esempio. Che la curva sud abbia preso il nome di Costantino Rozzi è stato sempre motivo di orgoglio per tutti noi tifosi ascolani, chi ancora non si emoziona ricordando le corse del Presidente sotto la curva nei momenti stupendi della storia bianconera.
Prendo spunto dalle parole del nostro Vescovo che in un intervento radiofonico, parlando di speranza, sottolineava che essa deve essere alimentata dalla “rabbia” e dal “coraggio” due sentimenti che sento profondamente in me rispetto a quanto sta accadendo intorno alla cultura nel nostro Paese. Non può un Governo tagliare in modo indifferenziato, senza fare delle scelte, in settori così delicati ed importanti quali la scuola, l’università, la ricerca, il sapere e l’arte.
Come ha detto il nostro Presidente Napolitano “non è mortificando la cultura che si sana il bilancio dello Stato” non è mandando in rovina il patrimonio storico, archeologico, artistico e culturale del nostro Paese che usciamo dalla crisi economica, anzi proprio in un momento di ristrettezze economiche occorre investire sui nostri beni culturali, sul sapere, sulla formazione.
VILLA SANT’ANTONIO UNA FRAZIONE ABBANDONATA AL SUO DESTINO
VillaSant’Antonio è orami una frazione abbandonata al suo destino. Simbolo di questoabbandono la staccionata a protezione dellapedonale che costeggia il fosso, talmente rovinata da divenire un pericolo.Da anni i residenti lamentano la mancanza di spazi verdi dove poter far giocarei bambini, così come la mancanza di spazi per l’ aggregazione di giovani edanziani. A tutto questo si aggiunge il gravissimo problema legatoall’inquinamento da polveri sottili con dati allarmanti per la salute dellapopolazione.
Unesco, Quintana, Imbrattamenti, Scuole: si vive alla
giornata.
Abbiamo
lamentato già in campagna elettorale che questo centro destra non aveva un
programma di grande respiro sulla città ed ora i fatti ci stanno dando ragione.
Il momento è particolare e la politica dell’immagine non funziona più. Sul
riconoscimento UNESCO le associazioni hanno smascherato un centro destra che si
è riempito solo la bocca, in questi anni, di essere ad un passo dal
riconoscimento. Sono anni che mastichiamo amaro nel tentativo di fare capire
alla città che è impossibile avere un riconoscimento senza presentare la domanda.
Sulla
QUINTANA è stata avviata una campagna di ascolto, si potevano in questi due
anni rivedere sia lo statuto che il regolamento elettorale e non si è fatto.
Ora in prossimità delle elezioni vengono improvvisate decisioni che porteranno
ulteriore confusione a quella che già regna nei sestieri. Si investono notevoli
risorse economiche sulla rievocazione storica che devono portare ritorni economici
e sociali alla città, altrimenti occorre avere il coraggio di ripensare gli
investimenti. Volere il bene della Quintana significa affrancarla dalla
politica, azione di coraggio e lungimiranza.
Sugli
imbrattamenti basta a propinarci il mito della idropulitrice. La città è
imbrattata in ogni angolo come la periferia di una grande metropoli. Il
fenomeno non è in diminuzione, anzi sta raggiungendo livelli preoccupanti. Va
bene la pulizia, ma la battaglia è culturale visto che le scritte sui muri
trovano origine nella politica, nella tifoseria, in giovani che pensano di
certificare la loro esistenza in vita mettendo una firma su un muro. Se non vi
è la consapevolezza del danno che si arreca, la lotta è persa in partenza.
Essendo troppo fragile la comunicazione emotiva in famiglia e nella scuola, si
mettano in campo risorse per campagne di sensibilizzazione tra i giovani, per
sostenere il mondo dello sport, della cultura, del volontariato per una forte educazione al pensiero critico,
alla libertà reale, al sogno, alla curiosità, all’utopia.
Ed
infine, non per minore importanza, il caos nel mondo della scuola con continui
cambi di decisioni da parte dell’amministrazione ed il nervosismo del Sindaco
che richiama al senso della comunità cittadina che deve guardare al futuro. Non
si può impostare la politica del consenso sugli interessi particolari, mimare
un atteggiamento di ascolto e partecipazione e poi, alle strette, chiedere
maturità ai cittadini quando il cerchio non si chiude. Diciamo la verità: senza
una vera partecipazione e programmazione si rischia di apparire “dilettanti
allo sbaraglio”, soprattutto su problematiche che non si sono volute discutere
finora in Consiglio Comunale.
Natalia Ginzburg, grande scrittrice oggi forse poco ricordata e poco letta, nel libro Le piccole virtù così ragionava: “Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbano insegnare loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore alla verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e sapere”. Con le piccole virtù si rischia di scivolare in fretta nel cinismo, nella paura di vivere, si rischia di pesare il mondo e la vita sulla bilancia della convenienza.
Le grandi virtù accendono la fantasia, l’energia, ci danno sostanza, sogni, orizzonti, ci rendono più forti, più liberi. Questo pensava Natalia Ginzburg, che non disprezzava affatto le piccole virtù, però non credeva che la parsimonia e la cautela, il sospetto e la furbizia fossero sufficienti a formare uomini. Ci pensa il mondo a farci volare bassi, a insegnarci come si tratta al mercato per guadagnare un soldo in più, a farci diffidare persino degli amici, a coltivare i nostri minimi egoismi. La società avanza sulla corrente del compromesso, dell’utilitarismo, dell’edonismo, avanza e si difende dai pensieri più grandi, che potrebbero turbarla.Ma se non immettiamo grandi virtù nella mente dei nostri ragazzi, c’è pericolo che tutto si areni nella grettezza di un egoismo piccino piccino. Senza questa spinta ideale, senza i sogni maiuscoli dei ragazzi, senza una vocazione alla nobiltà, il viaggio si spegne nella sabbia. Forse è questo il problema oggi in Italia: abbiamo abbassato troppo il tiro, nessuno più batte le ali, nessuno combatte a fianco di Achille o piange sul cadavere di Ettore. I nostri figli imparano presto a sfangarla, a tirare a campare, a fingere di avere carattere e personalità, merce che ormai si può comprare nei negozi d’abbigliamento.
L’abbronzatura, il tatuaggio, la paghetta, la birretta, la palestra, gli amici, la fidanzatina e l’amica della fidanzatina, il fine settimana da svoltare: questo vale per tanti. Ma non per tutti, per fortuna ci sono ancora ragazzi che pensano in grande, che non si arrendono di fronte al ricatto della mediocrità, che non dimenticano la nobiltà della giovinezza. Le grandi virtù spostano il mondo, le piccole lo accomodano su un sofà sfondato.
Risposta di Marco Regnicoli al consigliere Marco Fioravanti
Voler far passare per assenteista il consigliere comunale più presente nella passata legislatura ed in questa attuale (visto che sono sempre tra i primi ad arrivare e l’ultimo ad andarevia) è una operazione di basso profilo. In fondo cosa ci si può aspettare da un consigliere comunale tale Marco Fioravanti che mentre la città sprofonda in un dramma sociale ed economico ha brillato solo ed esclusivamente pe rl’organizzazione di feste danzanti in discoteca? Per quanto riguarda lecommissioni l’Alveare ha assunto ufficialmente con un documento consegnato alPresidente del Consiglio e letto in Consiglio Comunale la posizione di non partecipare alle stesse per protestare contro la loro composizione che vuole ilConsigliere Walter Gibellieri in quota minoranza. Il Sindaco Castelli ha sottoscritto prima del ballottaggio un accordo politico e sottolineo politico,con la lista Gibellieri per avere l’appoggio elettorale. In cambio in caso divittoria, un riconoscimento con la delega a Nico Stallone dell’assessorato allosport. Una volta vinte le elezioni l’accordo è stato stracciato, relegandopoliticamente e ripeto politicamente, Walter Gibellieri in minoranza.Inaccettabile per un Sindaco che vuole fare della trasparenza e della lealtà lasua bandiera; pericoloso in quanto chi è disonesto intellettualmente nel poco,lo è anche nel molto. Continueremo nella nostra protesta sperando che taleassenza nelle commissioni ci venga più spesso sottolineata, dandoci modo così,di ricordare alla città quanto avvenuto con la lista Gibellieri. Arriviamo allapolitica ricordando ai cittadini che questa è l’amministrazione che si èpresentata con un programma di mandato copiato dalla Regione Abruzzo. Sonododici anni che attendiamo un preliminare di PRG; dodici anni per lo sviluppo dell’università;il contratto di quartiere fermo al palo con i suoi investimenti, così come iPRUST ed il polo scolastico. Incombono sulle nostre tasche risarcimenti dimilioni di euro da parte della SABA e dell’impresa Travaglini. Ed ancora sulleproposte della minoranza. Che fine ha fatto il ricorso al TAR contro laprovincia di Fermo? Che fine ha fatto la costituzione della Agenzia per lafamiglia? Dov’è il nuovo Statuto dell’Ente Quintana ed il nuovo regolamentoelettorale tanto sbandierato nella campagna di ascolto? Cosa è stato fatto perscongiurare il pagamento del pedaggio autostradale sull’Ascoli Mare? Il nulla!Sempre su proposta della minoranza non si sono voluti anticipare i soldi per lacostruzione del Centro Alzheimer, per la piazza di San Giovanni Evangelista,per la sistemazione del Ponte di San Filippo.Il messaggio di antica memoria colpirne uno per educarne cento, conl’Alveare non funziona. Non provate a toglierci la dignità politica perché leapi sono laboriose e combattive. Scendete dal vostro trono non si governa conl’immagine, confrontatevi sulle idee e sui progetti, il caso del campo Squarciainsegna.
L'Alveare: a Canzian l'assessorato regionale al Lavoro
Ascoli - «La politica cittadina è
arrivata ad un a svolta importante. Finita la campagna elettorale per il
rinnovo del Consiglio Regionale, è il momento di abbassare i toni, di
abbattere ognuno i propri steccati per avviare una nuova fase politica
per la città di Ascoli.
Occorre trovare una soluzioni per molti problemi che attanagliano la
nostra città e il nostro territorio.
Non possiamo esimerci però, dal fare una breve analisi del responso
delle urne.
Mai come oggi con queste elezioni, i nostri concittadini hanno dato
segnali chiari e forti al mondo politico, in particolare regionale.
Nonostante un generale forte astensionismo, la città si è mobilitata al
voto eleggendo, cosa più unica che rara, ben 4 consiglieri regionali, 2
di maggioranza e 2 di minoranza.
Il partito Democratico è diventato il primo partito cittadino
nonostante forti turbolenze lo sconquassino da qualche tempo.
Questi a nostro avviso sono dati estremamente significativi perché
possono garantire una forte rappresentanza politica, che messa bene a
frutto può dare importanti risultati per il nostro territorio.
L’Alveare in fase di campagna elettorale ha preso importanti e chiari
impegni, reciprocamente condivisi, con il Presidente Gianmario Spacca,
affinché a questo territorio, attanagliato già da alcuni anni, oltre che
da una crisi economica internazionale contingente, da una crisi
strutturale che deve far ripensare un nuovo modello industriale ed
economico, fossero messi a disposizioni strumenti idonei per affrontare
le difficoltà e ripensare un futuro di sviluppo.
Ci pare ovvio che quanto detto passi anche attraverso un forte
riconoscimento politico per quanto espresso da questo territorio alle
ultime elezioni regionali.
In questa direzione non possono essere trascurati i risultati
personali, in termini di preferenze, di alcuni candidati cittadini, in
primis quella di Antonio Canzian, che con quasi 7 mila preferenze è
stato il 5° candidato maggiormente votato in tutta la regione Marche, al
quale va ormai riconosciuto un ruolo di primo piano nel panorama
politico cittadino e auspichiamo anche un ruolo forte nella futura
Giunta Regionale, magari con un assessorato al Lavoro, che sarebbe il
giusto riconoscimento per tanti nostri concittadini che si sono spesi
con impegno e serietà per il bene del nostro territorio.
Naturalmente rivolgiamo in nostri auguri di buon lavoro a tutti i
candidati cittadini eletti nel consesso regionale auspicando un forte
impegno e piena collaborazione con tutte le istituzioni al di là dei
singoli schieramenti di appartenenza».
Ecco cosa abbiamo chiesto a Spacca pochi giorni prima della sua rielezione
In un passaggio delicato quale quello attuale, sia
a livello nazionale sia a livello locale, mentre i temi “puri” della campagna
elettorale passano sotto silenzio, L’Alveare, fedele al suo impegno verso i
cittadini che lo compongono e verso i cittadini che lo hanno sostenuto,
condividendo uno stile ed una linea di impegno esclusivamente nell’interesse
della città, non poteva accantonare il suo potenziale di passione per la
comunità e di passione politica nel profilo che gli appartiene cioè quello di
un servizio alla comunità cittadina.
Avvertiamo tutta la gravità del momento e parimenti
denunciamo tutta la leggerezza e la marginalità con cui temi di fondo e
decisivi per progettare il presente ed il futuro della nostra comunità locale
sono affrontati.
Abbiamo bisogno di istituzioni attente allo sviluppo
locale e di una classe politica in grado di mettersi a servizio della stessa,
amministrando con senso comune, con partecipazione e con condivisione.
Da qui nasce il nostro appello e la risposta del
Presidente Spacca per servizi sociali efficienti, scelte coraggiose per il
futuro, una piattaforma culturale condivisa come quadro per sostenere non solo
la qualità della vita ma anche la qualità della speranza! Abbiamo bisogno di
sottolineare ancora la sofferenza per lo smantellamento del tessuto industriale
tradizionale, della emorragia di posti di lavoro con il rischio che si
impoveriscano anche le aspettative di tutte le generazioni, la difficoltà delle
famiglie, la precarietà che rischia di invadere ogni età. La politica deve
saper ridare senso e fiducia nell’impegno per il bene di tutti. Tornare ad
essere una classe e non un ceto che mantiene se stesso, che torni a
confrontarsi, dopo la richiesta di consenso, che decida non sui sondaggi e
sulla scia del consenso ma sulla scorta di scelte opportune, condivise,
coraggiose.